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La Turcofonia, la lingua come strumento di potere

La lingua turca, diffusasi nelle sue diverse declinazioni fra circa 125 milioni di persone divise in almeno 15 Stati , appartiene alla famiglia altaica: lingua da sempre disomogenea (la razza turca, nomade e guerriera, era infatti divisa in una ventina di tribù, ognuna con il proprio dialetto) ha conosciuto una prima sostanziale differenziazione nel VIII secolo D.C., quando queste tribù si divisero in due percorsi migratori contraddistinti: verso Ovest, marciando a settentrione o meridione del mar Caspio, o verso Est, in direzione Cina. Ciò nonostante, dal punto di vista della sintassi, della morfologia e della fonetica, rimangono una certa omogeneità ed importanti similitudini  fra le sue sottofamiglie (v. tabella 1).
Tabella 1 “Classificazione dei rami e delle sottodivisioni della lingua turca” *

Oghur    Kiptchak
(Nord-Ovest)    Oghuz
(Sud-Ovest)    Ouïghour
(Sud-Est)    Siberiano
(Nord-Est)    Arghu
Oghur **
Tchouvache    OVEST
Tartaro di Crimea
Karatchaï-
Balkar
Koumyk
Karaim
NORD
Tartaro
Bachkir
Kouman**
SUD
Cosacco
Kirghiz
Karakalpak    OVEST
Turco della Turchia
Turco d’Azerbaïdjan
Gagaouze
EST
Turkmeno
Turco del Khorasan **
SUD
Kachkaï
Afshâr
Salar
Tsagataï
Tsagataï **
OVEST
Ouzbèko
EST
Turco antico **
Ouïghour
Yugur
Ainu
Turco Ili    NORD
Iakoute
Dolgan
SUD
Jenisseï-Chakas
Touvin di Saya
Altaï
Tchoulim    Khalaj
(*lista non completa)
(**lingue morte)
Fonte: Raptopoulos N., La famillie de langues turques et le dèfi de crèation d’une communautè turcophone en Eurasie: le role assumè par Ankara, in «Revue internationale de politique comparèe», n. 14, 2007/1, p. 148.

A grandi linee si possono distinguere tre direzioni cardinali di espansione della lingua: Oriente, Occidente e Settentrione (cfr., tabella 2). Per turchi d’occidente si intendono quelli abitanti dall’Adriatico al Caspio (più o meno il vecchio Impero Ottomano), dove risiedono 65 milioni di turchi e 50 milioni di turcofoni, così facendone l’area più importante fra le tre. Per turchi orientali ci riferiamo alle Repubbliche centrasiatiche ed ai territori a loro periferici di Cina, Iran ed Afghanistan; infine per turchi del nord – i meno numerosi fra tutti – intendiamo quelli residenti nelle aree settentrionali alle due precedenti, quindi dall’alto Volga alla Siberia, dove, vista la perifericità di tali regioni, la lingua locale è rimasta isolata dal restante mondo turcofono assurgendo a status di lingua autonoma.

Tabella 2 “Le tre aree turcofone in Eurasia”*

Turchi d’occidente    Turchi d’oriente    Turchi settentrionali
Azerbaijan
Bulgaria
Iran
Iraq
Romania
Siria
Tracia Occidentale
Turchia
Kosovo
Cipro
FYROM
Moldavia    Kazakhstan
Ouzbekistan
Kirghikistan
Turkmenistan
Karakalpakstan
Yugur    Sakha (Siberia)
Urali orientali
Altai
Bachkirs
Tartari
Crimea
Touva
Khakassia
Balkars
Karatchaïs
Karapapaks
Nogaïs
Koumyks
(* lista non completa e generale)
Fonte: Raptopoulos N., La famillie de langues turques et le dèfi de crèation d’une communautè turcophone en Eurasie: le role assumè par Ankara, op. cit., p. 149.
Tabella 3 “Le entità turcofone in Eurasia”

Repubbliche indipendenti    Repubbliche federate    Regioni autonome
Azerbaidjan
Kazakhstan
Kirghizistan
Ouzbekistan
Turkmenistan
Turchia
Cipro Nord    Azerbaïdjan
La Repubblica di Nakhitchevan
Ouzbékistan
La Repubblica di Karakalpakstan
Federazione russa
La Repubblica d’Altaï
La Repubblica di Bachkirie
La Repubblica di Kabardino-balkarie
La Repubblica di Karatchaïévo-Tcherkessie
La Repubblica di Khakassia
La Repubblica di Sakha
La Repubblica di Tatarstan
La Repubblica di Ciuvascia
La Repubblica di Touva
Ukraine
La Repubblica autonoma di Crimea    Cina
Xinjiang
(Turkestan Orientale)
Moldavia
Gagauzia

Fonte: Raptopoulos N., La famillie de langues turques et le dèfi de crèation d’une communautè turcophone en Eurasie: le role assumè par Ankara, op. cit., p. 149.

Questa dispersione dell’etnia turca ha prodotto evoluzioni diverse per ogni ramo della lingua, legate ai differenti contatti avuti con le popolazioni indigene che spesso si trovarono ad essere assoggettate politicamente e culturalmente dai turchi, come dimostra il permanere in tali aree dell’alfabeto o della lingua stessa. L’influenza non è però da intendersi in senso univoco. Basti pensare all’impero Ottomano (fondato dai Selgiuchidi discendenti dalla tribù turca di Oguz) dove la lingua ufficiale dell’impero non fu solo il turco ma anche l’arabo ed il farsi . Per i turchi residenti nell’impero russo, invece, nel XIX secolo le autorità zariste imposero che queste abbandonassero il loro alfabeto arabo per abbracciare quello cirillico, così da separarle dai loro fratelli linguistici .
Quest’ultima politica verrà ripresa anche dall’URSS pur se con qualche differenza. Nel 1926 si tenne a Baku il Congresso dei turcologi che proponeva la creazione di una “Federazione della lingua turca” e la sua modernizzazione attraverso l’abbandono definitivo dell’alfabeto arabo a vantaggio di quello latino; le autorità sovietiche accettarono l’utilizzo dell’alfabeto latino ma con l’aggiunta di alcune lettere cirilliche; questo nuovo alfabeto avrà però vita breve (1928-1938). Infine Stalin, sul tramontare degli anni ’30, per evitare che le popolazioni turche abbracciassero sia l’islamismo sia il nazionalismo impose nuovamente l’alfabeto cirillico .
Anche nella neonata Repubblica di Turchia l’ideologia kemalista comprese quanto la lingua turca sia stata per sintassi, morfologia e scrittura legata ai valori del defunto impero. Iniziò, quindi, un’opera di “purificazione” della lingua attraverso l’eliminazione di parole arabe o farsi, ma soprattutto grazie al passaggio dall’alfabeto arabo a quello latino nel 1928 poi seguite, nel 1932, dalla creazione della Società di studio della lingua turca . Quest’ultima avrà un’importante ruolo nel costruire la nuova identità post-imperiale per i cittadini turchi, la quale – come abbiamo visto in precedenza – pone un forte accento sulle origini mitiche di un unico popolo turco, elemento poi ripreso dall’estrema destra panturchista .
Si è detto che la lingua turca ha subito profonde modificazioni sia da culture esterne ma soprattutto da azioni politiche dirette. Quando con la caduta del muro di Berlino Ankara si lanciò in Eurasia, portò avanti anche lei un progetto politico per riformare la lingua turca. I paesi turcofoni sotto la guida turca decisero di approfondire i loro rapporti politici ed economici utilizzando lingua e cultura turche come vettori; è un evento di portata storica poiché, almeno dal 1920, i rapporti fra repubblica kemalista e popolazioni turche sovietiche sono ridotti alle iniziative dei singoli.
Lo strumento scelto per questo riavvicinamento culturale è il modello linguistico francese, ossia la riunione annuale di Capi di Stato in Sommet dei paesi turcofoni, dove discutere di lingua ma soprattutto di politica. Il primo, datato 30-31 ottobre 1992, si svolse ad Ankara dove si provò a delineare quale tipo di cooperazione potesse esistere – un’unione oppure una vaga confederazione – ma si delineò anche la volontà di utilizzare tutti lo stesso alfabeto . La formula dei Sommet entrò però in crisi già nel 1993, quando alcune repubbliche sottolinearono le promesse mancate da parte di Ankara e, soprattutto, il fatto che questa partecipasse attivamente ai loro affari interni (ad esempio l’appoggio a certi movimenti politici ouzbeki o azerbaigiani). Saltò, quindi, l’incontro previsto in Azerbaidjan e, se guardiamo l’intero periodo 1992-2006, si nota che si sono svolti solo otto incontri, di cui quattro in Turchia (cfr. tabella 4).

Tabella 4 “Sommet dei Capi di Stato dei paesi turcofoni (1992-2006)”

1. Ankara, Turchia, 30-31 ottobre 1992
2. Istanbul, Turchia, 17-18 ottobre 1994
3. Bichkek, Kirghizistan, 28 agosto 1995
4. Tachkent, Ouzbékistan, 21 ottobre 1996
5. Astana, Kazakhstan, 9 giugno 1998
6. Baku, Azerbaïdjan, 8-9 aprile 2000
7. Istanbul, Turchia, 26-27 aprile 2001
8. Antalya, Turchia, 17-18 novembre 2006

Fonte: Raptopoulos N., La famillie de langues turques et le dèfi de crèation d’une communautè turcophone en Eurasie: le role assumè par Ankara, op. cit., p. 150.

Comunque, dal 1992, Azerbaidjan, Ouzbekistan e Turkmenistan hanno accettato l’obiettivo principe di Ankara, ossia l’unificazione graduale delle loro lingue ed alfabeti sul modello di quello utilizzato in Turchia. Nel 1992 venne appunto creata l’Agenzia di cooperazione e sviluppo turco, con lo scopo di fornire aiuto e consigli ai paesi turcofoni per approfondire la cooperazione culturale a livello linguistico . Sarà proprio questa agenzia a colmare il vuoto del Sommet del 1993, convocando una conferenza per quell’anno ad Ankara, dove si decise per l’adozione di un alfabeto composto da una trentina di lettere (proposta però ignorata da molti Stati della regione) .
La politica linguistica di Ankara venne supportata grazie a numerose iniziative di stampo culturale, coordinate dalla Direzione generale dell’amministrazione comune delle arti e delle culture turche (TURKSOY). Quest’agenzia nasce nel 1993, come frutto delle riunioni dei Ministri degli affari culturali dei paesi turcofoni svoltesi nei Sommet di Ankara e Baku, per promuovere la cooperazione culturale. Alcuni autori hanno sottolineato le grandi ambizioni del Turksoy, definendola l’Unesco della turcofonia .
Anche il campo educativo non venne tralasciato, con la Turchia atta a promuovere cicli di studio secondario e terziario in lingua turca nelle repubbliche e programmi di insegnamento per turcofoni in patria; vennero fondate due università, quella di Ahmet Yesevi in Kazakhstan e quella di Manas in Kirghizistan, e concesse un gran numero di borse di studio universitario (33363 nel periodo 1992-2004 ) per studenti provenienti dall’Asia e dai Balcani. Nell’analizzare i flussi di studenti iscritti ogni anno nelle università turche, soggetti a forti fluttuazioni dovute anche ad abbandoni per la poca consistenza delle borse di studio, si fa notare come questi siano un: “formidabile termometro delle relazioni fra la Turchia e questi Stati. Quello che invia più studenti resta il Kazakhstan. L’Ouzbekistan, che è il paese più popoloso dell’Asia centrale, ne invia al contrario sempre meno, a causa del deteriorarsi delle sue relazioni con Ankara: 438 persone tra il 1996-1997, 12 al gennaio 2000 in prossimità della crisi fra i due paesi. Gli studenti turkmeni sono sempre più numerosi: nel gennaio 2000 raggiungono il numero di 1800”  . Lo stesso autore fa anche notare che i giovani turchi, che sono andati a studiare all’estero, hanno seguito un andamento opposto concentrandosi proprio in quegli Stati che inviano meno studenti in Turchia come l’Ouzbekistan. Oltre agli scambi di studenti, Ankara ha aperto tredici licei sia scientifici che tecnici, due in Kirghizstan, otto in Ouzbekistan e tre in Turkmenistan, gestiti dagli attachè linguistici delle ambasciate. Inoltre, il Ministero dell’educazione turco lanciò un programma per la redazione di testi scolastici di storia e letteratura comuni a tutte le Repubbliche turche (tuttavia senza ottenere che fossero adottati); questi sono redatti sullo stampo di quelli nazionali, correlati dalla foto di Ataturk, dalla bandiera turca, da una cartina amministrativa della Turchia e da un’altra inserita dopo il 1991, del mondo turco .
Con l’intento di coinvolgere le masse nella propria politica culturale, Ankara decise di utilizzare lo strumento audiovisivo lanciando due canali televisivi Avrasya e trt International, entrambi legati alla piattaforma Turksat; le risposte dei vari Stati a tale iniziativa furono differenti, in base alla loro volontà di apertura ed al loro interesse verso la cultura turca, con Turkmenistan e Kazakhstan  che richiesero molte più ore di trasmissione di Ouzbekistan e Kighizstan . I programmi trasmessi, si concentrarono sulla diffusione di informazioni dal mondo turco, abbracciando letteratura, geografia e storia di ciascun paese senza mai dare l’impressione di concentrarsi troppo sulla Turchia che però è sempre presente fra le righe, sia per i contenuti dei programmi sia per la lingua utilizzata . Sulla lingua, il progetto iniziale prevedeva l’utilizzo di una forma semplificata del turco così da essere più facilmente compresa nell’area, ma ciò non è mai avvenuto; forse questo può spiegare lo scarso interesse a livello popolare verso tali trasmissioni a scapito dei format russi o dei paesi confinanti . Rimane il fatto che Turksat è comunque conosciuta a livello globale e stimola gli ambienti intellettuali turcofoni, rimanendo un punto saldo per la diffusione della turchità nel mondo .
Tutti questi sforzi per diffondere la cultura turca (in senso lato) appena descritti, non sono da considerarsi fini a se stessi ma, bensì, all’interno di un disegno più ampio: ossia la creazione di un “mondo turco integrato” dove Ankara, grazie alla sua influenza, può giocare un ruolo di leader economico regionale. Se, come vedremo, gli sforzi della Turchia per creare un’unione economica sono falliti di fronte alla rapida rimonta russa ed alla concorrenza di Cina ed Iran, sul fronte energetico  che  rimane l’altro obiettivo principe di Ankara, i risultati sono stati molto più soddisfacenti.

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