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To be or not to be…

Oggi mi espongo, per una volta scriverò un post più ricco di riflessioni che di fatti. Idee bizzarre direi, tipo: Maroni ha ragione, un solo Stato non può affrontare il dramma dei profughi/immigrati/rifugiati, chiamateli come volete. Come la saggezza popolare ci insegna: nascondere la polvere sotto il tappeto non serve a nulla. L’Europa ha ignorato la questione per troppo tempo, sperando che, il Medio Oriente, un’area a natalità da boom demografico ( età media  sotto i 20 anni), una situazione politica (dittature varie) ed economica (salari medi sotto i 300 $), guardasse che ne sò, allo Zimbawe, come polo di attrazione. Dimenticandosi inoltre l’etimologia del termine, chi è il Vicino Oriente, l’Europa forse?

Detto questo, sono anche disgustato da come il nostro paese abbia strumentalizzato politicamente la vicenda. Si sono create incertezze in una drammatica situazione, quella di ragazzi che fuggono da inferni (che spesso noi abbiamo appoggiato, armato e addirittura creato), ammassandoli come bestie con un litro d’acqua a testa, senza servizi igienici ed affrontando l’emmergenza giorno per giorno, senza un programma. Ora minacciamo anche di abbandonare la famiglia europea.

Certamente questo è il periodo più buio che il sogno comunitario abbia mai attraversato, fatta l’Ue non si sono fatti gli Europei ed in molti Stati rifiorisconosentimenti nazionalsti, se non separatisti (dall’Unione, dallo Stato, un pò da tutto, torneremo alle Città Stato?). In un mondo ormai globale bisogna però chiedersi se il gioco separatista valga la candela, metà Belgio, un terzo di Spagna o di Italia, la Corsica etc. potranno mai competere con giganti quali Russia, Cina, Brasile, India e perchè no, Turchia?

Se pensiamo però alle Istituzioni, siano Stati, Chiese, Ong o quant’altro come a delle persone, con un loro carattere ed un vissuto proprio, possiamo guardare a questi tempi come ad una crisi di mezza età. La Comunità, superati i suoi 50 anni si trova in un momento di riflessione, il fratello maggiore (gli Stati Uniti) che ha obbedito ed emulato per tempo, è troppo impegnato a risolvere i suoi problemi e -dicono i maligni- sembra più interessato a qualche bella asiatica che alla sorella minore. La passione della giovinezza sembra svanita, mentre il peso della maturità sembra schiacciante, disintegrante appunto.

L’Europa ha dimostrato però la grande  potenzialità che la cooperazione può generare (l’Unione fa la forza), l’ideale di fratellanza, prosperità, libertà che ha incarnato per decenni, sono un modello che, da un continente che ha inventato il colonialismo, le dittature i campi di sterminio etc., non sembrerebbe proprio da buttar via. Le crisi si sà, sono un momento di trasformazione, non ci rimane che sperare , che quella attuale si tramuti in un’opportunità di rinnovamento, magari nuovamente di apertura, d’altronde quello è il suo passato (anche molto recente). Gli aspiranti (Turchia in testa) potrebbero davvero rilanciare e dare forza un progetto di unione di popoli e di culture, capace di fronteggiare le sfide di un presente sempre più complesso.

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