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La Repubblica Turca di Cipro Nord


Questa Repubblica si autoproclamò indipendente nel 1983, fatto che provocò la divisione dell’isola in due parti amministrative, Cipro e RTCN, quest’ultima viene riconosciuta ufficialmente dalla sola Turchia . La sua nascita è strettamente legata alle decennali frizioni fra Ankara ed Atene, risalenti allo smembramento del defunto Impero Ottomano. Nel 1974 la Grecia rilanciò la parabola della “Grande Idea”  ossia il progetto, fallito con il Trattato di Losanna, di irredentismo/espansionismo dei territori abitati da genti elleniche e tentò di annettere l’isola attraverso un colpo di Stato, che rimuova il presidente Makarios a favore di Sampson; Makarios ritornerà poi in patria grazie all’esercito turco, sancendo il fallimento delle mire greche. La Turchia, che ha una nutrita diaspora sull’isola e che inoltre la considera troppo strategica per i suoi interessi commerciali e di difesa, decise di intervenire militarmente ed occuparla, causando l’esodo di oltre 200 mila greco-ciprioti . L’intervento militare è stato giudicato dagli stessi turchi come legittimo, in base al Trattato di Garanzia del 1960 (firmato da Turchia, Grecia e Regno Unito), dove all’art. IV è espressamente prevista la possibilità di intraprendere azioni per ripristinare lo status quo, attraverso operazioni multilaterali, o se ciò non fosse possibile, anche unilateralmente . Bisogna ricordare, inoltre, che l’intervento greco non era considerabile un “fulmine a ciel sereno” ma le tensioni sull’isola covavano almeno dal 1963, anno in cui scoppiarono violenti scontri inter-comunitari in tutta l’isola, sedati dall’invio di forze armate di Regno Unito, Turchia e Grecia (poi sostituite dalla missione Onu UNFICYP). Da quel momento la gestione politico amministrativa dell’isola passò di fatto nelle mani della popolazione greco-cipriota, trasformando Cipro in un regime, dove la minoranza turca vede limitati i propri diritti costituzionali, quale a titolo d’esempio, la partecipazione alla vita pubblica. A queste accuse, la popolazione greco-cipriota rispose che i turchi avessero volontariamente abbandonato ogni posizione amministrativa, con la volontà di crearne delle proprie autonome e che quindi il loro intervento, fosse atto a garantire la piena efficienza della macchina statale. Nel 1967 la Turchia, rispondendo ad un pogrom nel sud dell’isola, che aveva causato 27 morti fra la popolazione turca, reagì bombardando le postazioni dell’esercito greco e dichiarando l’instaurazione di una propria amministrazione provvisoria . Il presidente Makarios dichiarerà da subito illegale tale amministrazione ma, dopo questi avvenimenti, fra la gente dell’isola divenne chiaro che la popolazione turca dovesse godere di una limitata autonomia amministrativa. Tra il 1968 ed il 1970, grazie ai buoni uffici del Segretario Generale dell’Onu, vennero avviati quattro round di discussione per risolvere la disputa ma senza ottenere risultati evidenti. Ci si limiterà a riconoscere la situazione sul campo, a dichiarare il cessate il fuoco ed ad istituire la “linea verde” (United Nations Buffer Zone in Cyprus), che lasciò il 36% dell’isola sotto il controllo dell’esercito turco.
L’Onu ha sempre condannato l’intervento turco del 1974, ricordando che ogni intervento militare deve essere approvato dal Consiglio di Sicurezza, così da classificarlo come azione giustificata dalla volontà di reinstallare la pace e la sicurezza internazionale, in risposta a minacce alla pace, alla violazione della pace o ad atti di aggressione. Vengono prodotte due risoluzioni, la n. 541 che chiarisce il non riconoscimento del nuovo Stato e che anzi questo stia danneggiando gli sforzi per giungere ad accordi risolutivi e la n. 550, che condanna lo scambio di diplomatici fra Turchia e leadership turco-cipriota . Nel 1984 riaprirono le discussioni per la risoluzione della disputa, riducendo al 29% la porzione di territorio in mano turco-cipriota e sancendo l’abbandono dell’isola da parte di tutti gli eserciti stranieri. Nel 1988 venne convocata la conferenza di Ginevra dove, grazie all’intermediazione del Segretario Generale dell’Onu Perez De Cuellar, si incontrano i presidenti delle due parti George Vasiliou e Rauf Denktaş. L’unico accordo che si raggiunse in tale sede fu l’abbandono del Draft Framework Agreement, proposto nel 1986 dall’Onu, che prevedeva la creazione di uno Stato in Cipro indipendente, non allineato, bi-comunitario e diviso in due zone, per ritornare ai c.d. “High Level Agreements” del 1979 . In questa fase, le negoziazioni si bloccarono soprattutto per opposizione della minoranza turca al progetto di adesione dell’isola alla Comunità Europea, proposta dai greco-ciprioti. Nel 1990 la CE accettò la candidatura cipriota, scatenando la reazione di Ankara che firmò un accordo congiunto con la RTCN, istituendo un’unione doganale ed abolendo l’obbligo di passaporto fra i due Stati. Nel 1994 salì la tensione internazionale, dopo che il Consiglio Europeo di Corfù confermò l’inclusione di Cipro nel programma di allargamento della Comunità, e dopo che la Corte Europea di Giustizia impose l’embargo dell’export verso la RTNC e che la Grecia riescì a bloccare il progetto di unione doganale fra Ankara e Nicosia Nord .
Il 2002 sembrò essere l’anno propizio per una riconciliazione: alle due parti venne presentato il cosiddetto piano “Annan” (dal nome del Segretario Generale dell’Onu del momento Kofi Annan), che venne accettato dalle due parti nella versione rivista Annan II e, sempre in quest’anno, si svolse il consiglio Europeo di Copenaghen dove la Turchia sperò di trovare un accordo per accelerare il proprio percorso di adesione all’Unione Europea . Contestualmente, però, non avvenne lo sperato incontro fra i presidenti delle due parti, perché Denktaş si rifiutò di parteciparvi adducendo motivazioni di salute (era reduce di un intervento al cuore); mentre Cipro ottenne che il primo maggio 2004 sarebbe entrata a pieno titolo nell’Ue.
Tra il 2002 ed il 2004 Kofi Annan continuò la sua azione diplomatica, visitando l’isola una volta e facendo incontrare le parti  a New York ed in Svizzera e modificando altre tre volte il piano Annan. Nella sua ultima versione il piano prevedeva la federazione di due Stati in un modello bicamerale, secondo cui ognuno avrebbe mantenuto un proprio parlamento ma una seconda camera congiunta avrebbe trattato le questioni federali. Per rendere operativa tale soluzione, questa sarebbe dovuta essere accettata simultaneamente da entrambe le parti attraverso un referendum, che si svolse il 24 aprile del 2004: la parte greco-cipriota votò per il no al 75,8 % mentre i contrari dall’altra parte furono solo il 35%; il voto finale sancirà la vittoria del no con il 68% di voti .
Nel 2008 arrivarono nuovi segnali di distensione, quando alle elezioni presidenziali della Repubblica di Cipro vinse Dimitris Christofias, a scapito del suo predecessore Papadopoulos, presentandosi come disponibile a riaprire i negoziati per la riunificazione dell’isola; i leader di entrambe le parti si incontrarono il 21 marzo presso la “buffer zone” Onu rilanciando discussioni approfondite a sancendo la nuova era di relazioni più distese, con la decisione di riaprire la strada Leda, chiusa dagli scontri dei ’60 (riaperta ufficialmente in presenza delle autorità di entrambe le parti il 3 aprile) . Si decise di formalizzare incontri regolari di natura tecnica e già a maggio dello stesso anno si erano svolti ben due meeting ufficiali; nel luglio le parti sembrarono addirittura accordarsi sul principio di un singolo Stato con un’unica cittadinanza. Ciò nonostante si presentarono altri due ostacoli al processo di riunificazione: la Turchia bloccò una nave cipriota per l’esplorazione petrolifera nel 2009 (operazione plaudita dal leader turco-cipriota) mentre nel 2010 vinse le elezioni della RTCN il nazionalista Derviş Eroğlu (anche se questo si è recentemente dichiarato favorevole all’opzione stato federale)  .
Nel giugno del 2010 si raggiunse una nuova impasse ed i due leader vennero richiamati dallo special advisor Onu Alexander Downer a decidere sulla riunificazione o meno .

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