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La Turchia e l’Unione per il Mediterraneo


Come abbiamo visto la Francia, soprattutto dopo l’elezione a presidente di Nicolas Sarkozy, è fra i paesi più contrari al concedere lo status di membro dell’Ue alla Turchia; ciò nonostante, Parigi non esclude che l’Europa debba intrattenere relazioni solide con i paesi a lei prossimi, soprattutto quelli mediterranei. Questa posizione divenne evidente nell’ottobre del 2007, quando il presidente francese nel “discorso di Tangeri”, rilanciò l’idea di una “Unione per il Mediterraneo”, presentata come strumento per dare nuovo slancio alle relazioni fra l’Unione ed i suoi spazi prossimi nell’est e nel sud del Mediterraneo . Nel dicembre dello stesso anno a Roma, José Zapatero, Nicolas Sarkozy e Romano Prodi firmarono un accordo che rimetteva in moto il processo di avvicinamento euro-mediterraneo. Il 13 marzo 2008 il Consiglio Europeo approvò ufficialmente il progetto e cominciarono ad essere intrapresi i lavori preliminari; dal luglio dello stesso anno la presidenza di turno dell’Unione Europea spettò al presidente francese, che si adoperò per un vertice a Parigi il 13 ed il 14 luglio, istituendo così la nascita dell’Unione .
La paternità di tale iniziativa risale al cosiddetto “Processo di Barcellona” quando, nel 1995, i 15 Stati membri dell’Ue ed alcuni paesi mediterranei ipotizzarono la creazione di una zona di libero scambio. Il momento non sembrava però allora essere propizio, con la regione mediorientale surriscaldata (come dimostra l’assassinio di Rabin poche settimane prima ed in seguito lo scoppio della seconda intifada ). Alcuni hanno tacciato la proposta francese come strumento messo in atto per ostacolare il percorso di Ankara alla “full membership”, opinione sicuramente vera in parte, ma che offusca le altre vocazioni di tale progetto .
Nelle parole di Sarkozy la zona di libero scambio dovrebbe permettere di “fare del Mediterraneo il più grande laboratorio al mondo di co-sviluppo […], dove si costruisce e gestisce assieme la libertà di circolazione delle persone, e dove si organizza e si garantisce assieme la sicurezza”. Nel luglio del 2008 questa proposta vide le prime adesioni con il lancio a Parigi del primo incontro dell’Unione per il Mediterraneo (UPM); vi parteciparono i rappresentanti di 43 Stati (i 27 dell’Ue più tutti i paesi mediterranei esclusa la Libia che preferì lo status di osservatore ). La diplomazia francese lo presentò come forum dove tutti i partecipanti hanno ugual peso, e dove la Francia non avrà nessun pregiudizio verso chicchessia, siano anche leader autoritari e/o dittatoriali. Queste premesse si discostarono fortemente dalla linea umanitaria e pro diritti umani, che ha da sempre caratterizzato la presidenza Sarkozy, e diventarono dati di fatto, se si nota la presenza del presidente siriano Bachir El-Assad, persona non gradita in Francia da quando, nel 2004, le relazioni bilaterali con Damasco hanno toccato i minimi storici .
La Turchia vi prende parte come membro a pieno titolo ma, già dal gennaio 2008, il Primo Ministro Erdogan sottolineava che questa non viene considerata come un’alternativa al processo di integrazione alla Ue, impostando una partecipazione turca più osservatrice che partecipativa  . In ogni caso, questa nuova cornice diplomatica venne di certo percepita positivamente da Ankara, che vide prospettive di azione politica di più ampio respiro rispetto a quelle legate alla sola Europa ed al contesto franco-turco. Inoltre, essendo presentata come “un’unione di progetti” con il fine ultimo della cooperazione (e quindi non di una nuova Unione fra Stati) tale iniziativa rassicurava la Turchia di non essere stata relegata in una sorta di Unione di serie B. Per queste ragioni sinora Ankara ha deciso di giocare una strategia di attesa, aspettando le mosse, soprattutto francesi in seno all UPM e degli altri Stati membri. Infatti tale organizzazione non è ancora pienamente strutturata ma anzi vive (o meglio rivive) ogniqualvolta uno degli stati membri lanci una qualche iniziativa ; in linea di principio la Turchia potrà giocare un ruolo strumentale importante, lanciando cooperazioni settoriali nel campo energetico, delle politiche migratorie, di difesa e nella questione israelo-palestinese.
Ritornando alla vexata questio dell’integrazione di Ankara nel club europeo, rimangono da esaminare due punti spinosi dove risiedono le maggiori frizioni fra Unione e Turchia : la questione della Repubblica Turca di Cipro Nord e lo sbilanciamento di potere nelle relazioni commerciali fra Turchia ed Unione Europea.

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La Libia non rispetta il cessate il fuoco: l’Onu inizia le operazioni

La comunità internazionale potrebbe lanciare un attacco militare alla Libia proprio “nelle ore” seguenti il summit in programma oggi a Parigi. Lo ha dichiarato l’Ambasciatore francese all’Onu, Gérard Araud, in un’intervista alla Bbc. “Avremo un vertice a Parigi con tutti i principali protagonisti delle operazioni e delle iniziative diplomatiche. Dunque ritengo che sarà il momento buono per inviare un ultimo messaggio – ha detto l’Ambasciatore – penso che dopo il vertice, nelle ore che seguiranno, lanceremo l’intervento militare”.

“Il colonnello Gheddafi ha disprezzato i nostri avvertimenti. I popoli arabi hanno scelto di liberarsi dalla schiavitù. Queste rivoluzioni hanno aperto grandi speranze nei cuori di chi condividono la democrazia. Questi popoli arabi hanno bisogno del nostro aiuto e del nostro appoggio. E’ nostro dovere. Oggi noi interveniamo in Libia su mandato dell’ONU.” Sarkozy a termine del vertice di Parigi.

Sono stati avvistati alcuni aerei francesi da ricognizione sulla Libia.

AL JAZIRA, FORZE GHEDDAFI ENTRATE A BENGASI – Le forze di Gheddafi sono entrate alla periferia ovest di Bengasi, dove si sta combattento intensamente, secondo quanto afferma l’emittente Al Jazira, citando il suo inviato.

Un aereo è stato colpito e abbattuto su Bengasi: lo afferma l’inviato di Al Jazira International Tony Birtley, in collegamento in diretta dalla città in mano ai ribelli, dove si sta combattendo alla periferia occidentale. L’aereo, che era passato su Bengasi diverse volte, è stato visto sorvolare un’ultima volta con il reattore destro in fiamme e poi schiantarsi al suolo in una palla di fuoco. Una colonna di fumo nero si alza dal punto dello schianto. Non è ancora chiaro come l’aereo sia stato abbattuto né se lo schianto a terra abbia provocato vittime.

Al Jazira riferisce che l’esercito di Gheddafi attacca Bengasi dalla costa e da sud. La tv panaraba ha anche mostrato le immagini dell’aereo delle forze governative abbattuto nel cielo della città. L’aeroplano, probabilmente un Mig-23, prende fuoco in volo e precipita a terra, provocando una nuvola di fumo. Si vede chiaramente anche il pilota che si lancia all’esterno prima dell’impatto, a poche decine di metri da terra.

Il centro di Bengasi è bersaglio di un intenso bombardamento di artiglieria, dice l’emittente Al Jazira, che cita un suo inviato. Granate d’artiglieria, dice l’emittente, sono esplosi anche nella centrale Gamal Abdel Nasser Street.

GOVERNO, ESERCITO ATTACCATO DA RIBELLI A BENGASI – Il governo libico ha detto che le sue forze armate sono sotto attacco a ovest di Bengasi e hanno risposto per autodifesa. Lo riferisce Al Jazira. “Le bande di Al Qaida hanno attaccato le unità delle forze armate libiche ferme a ovest di Bengasi”, si legge in una dichiarazione riportata dall’agenzia ufficiale Jana. La dichiarazione accusa i ribelli di usare “un elicottero e un aereo da combattimento per bombardare le forze armate libiche, in flagrante violazione della no-fly zone imposta dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite”

Fonti: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/394028/, http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/02/16/visualizza_new.html_1587570705.html

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Per la Francia i ribelli libici hanno vinto

Oggi 10 marzo 2011 l’Eliseo annuncia di riconoscere come legittimo governo della Libia il Consiglio Nazionale, portavoce degli insorti; Parigi annuncia di voler aprire al più presto un’Ambasciata a Benghazi. La notizia è seguita da un lancio di agenzia da parte della stampa fedele a Gheddafi, che preannuncia la notizia che sarà pubblicato un grave scandalo sulla passata campagna elettorale del Presidente francese   N. Sarkhozy.

La Francia è il primo paese europeo a esporsi pubblicamente e lo fa il giorno seguente della partenza dalla Libia di tre aerei, inviati verso Il Cairo e Bruxelles da Gheddafi per intavolare trattative con Lega Araba ed Unione Europea. Un altro segnale distensivo riguardo la situazione libica viene da Mosca; la Russia difatti ha accettato l’embargo alla vendita di armi a Tripoli. Sembrerebbe poco ma bisogna ricordare che sino alla settimana scorsa la Russia negava qualsiasi bombardamento di civili da parte delle forze di Gheddafi, considerava pura fantasia i dati sulle stragi di civili e si opponeva in sede Onu ad ogni opzione di  intervento negli affari interni libici, minacciando di porre il veto.

Dopo poche ore parlano i Ministri degli Esteri di Ungheria e Portogallo, sostenendo che il Consiglio Nazionale è di fatto riconosciuto come unico governo legittimo della Libia, quando il Parlamento Europeo approvava a larghissima maggioranza una risoluzione che chiedeva ai governi di istaurare relazioni diplomatiche con il governo di transizione.

Gheddafi sembra essere stato scaricato dalle potenze Occidentali, proprio nei giorni delle vittorie sul  camp0 di battaglia; da una settimana le truppe a lui fedeli hanno ripreso il controllo di varie porzioni di terreno (vd. carta), nell’esatto momento in cui i ribelli lanciavano un ultimatum al rais, intimandogli di arrendersi e di lasciare il paese come uomo libero.

Per concludere possiamo azzardare la scomparsa di Gheddafi dalla scena internazionale pubblica; se ha dimostrato di poter recuperare il potere violentemente, rimarrebbe comunque un leader isolato a livello regionale e difficilmente potrebbe continuare a garantire il più alto livello di vita, comparato a quello regionale, cui hanno goduto i libici fino a ieri.

 

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