L’oro blu in Medio Oriente

Negli ultimi trent’anni la questione dell’acqua ha conosciuto un crescente interesse, riscontrabile dal gran numero di studi effettuati da parte di accademici e, soprattutto, di Stati ed organizzazioni internazionali. Strettamente legata alla questione demografica mondiale, ma anche a quella del cambiamento climatico, l’acqua è stata paragonata al petrolio, guadagnandosi l’appellativo di “oro blu”, risorsa quindi di ricchezza, se non di sopravvivenza stessa, per alcune zone del pianeta . Per citare Norman Myers, membro del Green College di Oxford e consulente per la Banca Mondiale: “Con l’acqua si sopravvive, senza non esiste cibo o sostentamento di sorta”; proprio la Banca Mondiale già nel 1995 avvertiva che la terra può conoscere una grave crisi idrica: ogni vent’anni la domanda raddoppia e già ottanta Stati che compongono il 40% della popolazione totale, conoscono una forte scarsità di questa risorsa . L’area mediterranea e quella mediorientale sono fortemente toccate dalla questione; basti pensare che nel giro di una generazione in Medio Oriente ogni abitante dispone dell’80% di quantità d’acqua in meno, mentre otto Stati mediterranei si trovano al di sotto della soglia critica di 1000 m ³ per abitante all’anno e che Israele, Giordania, Libia, Malta, Territori palestinesi e Tunisia sono addirittura al di sotto del valore di massima scarsità (500 m ³ abitante/anno) . La regione mediorientale soffre quindi per la scarsità d’acqua, aggiungendo questo fattore fra i molteplici motivi di instabilità e di frizione fra i vari Stati che la compongono. Generalmente, come vedremo nel paragrafo dedicato, gli studiosi tendono a dividersi nettamente in due gruppi distinti sulla questione conflittualità/acqua: coloro che, pessimisti od ottimisti, sottolineano quanto l’acqua sia una questione sottostimata e che ha, o avrà, profonde implicazioni geopolitiche; quelli che negano tale centralità facendola rientrare in discussioni di più ampio respiro di politica economica, o comunque in cornici più vaste. 3.1.2 Area meridionale e mediorientale Procediamo, quindi, ad una panoramica nelle due aree di interesse, soffermandoci prima sul bacino mediterraneo, per poi concentrarci sulla Turchia. Per il bacino Mediterraneo, bisogna innanzitutto ricordarne l’accentuata irregolarità del regime acquifero che scaturisce da due fattori principali, quali il clima, che conosce siccità estiva sommate a precipitazioni forti e concentrate, e l’orografia, caratterizzata da numerose zone montagnose. Le precipitazioni medie annue variano drasticamente a seconda della posizione: se nel nord, soprattutto grazie alla presenza di montagne, si registrano 10 milioni di m ³ per km quadrato (10 m all’anno), nella parte meridionale questa cifra scende vertiginosamente a 10 mila m ³ per km quadrato (1 cm all’anno) . Quindi dei 985 km ³ annui d’acqua il nord Mediterraneo ne detiene il 74%, la parte orientale il 21, mentre solo il 5% è concentrato a meridione; i due terzi delle risorse sono nelle mani di pochissimi Stati ossia Italia, Francia, Turchia e repubbliche ex jugoslave. A ciò si aggiunga che, fra i vari paesi rivieraschi, la Spagna, la Francia, l’Italia, l’Albania, la Turchia, Cipro, il Libano, la Giordania, la Libia, la Tunisia, l’Algeria ed il Marocco dispongono di risorse totalmente interne mentre Egitto, Siria ed Israele dipendono per l’approvvigionamento da altri Stati (rispettivamente per il 98%, l’80% ed il 55%). Dividendo gli Stati per m ³ annui per abitante, troviamo: al di sotto dei 500 m ³ Tunisia, Malta, Libia, Israele più Territori e Giordania; inferiori a 1000 m ³ Algeria ed Egitto; inferiori a 3000 m ³ Libano, Marocco, Spagna, Cipro e Siria; superiori a 3000 m³ Francia, Italia, Ex Jugoslavia, Albania, Grecia e Turchia. Per quanto riguarda i fiumi, solo ventuno superano una superficie di 10000 km ² e solo tre di questi (Nilo, Reno e Po) i 50000 km ²; inoltre molti di questi bacini attraversano più di un paese, si pensi al Nilo condiviso da dieci Stati. Fonte: Canepa M., Tutto comincia dall’acqua, 2001, op. cit. p. 187. Guardando, invece, all’uso agricolo, specificatamente all’irrigazione, oltre al problema d’efficienza delle tecniche tradizionali che riduce ad un 40% la resa media, i paesi meridionali vedono scendere tale percentuale ad un 25-30% a causa dell’elevata evaporazione. Sulle ipotesi per i consumi tra il 2010 ed il 2025, il Plan Bleu pour la Mèditerranèe ha sviluppato una ricerca basata sui dati effettivi degli anni ‘90 dando due possibili trend: uno per alti consumi ed un altro per quelli bassi. Si proietta per la fine del periodo in esame una differenziazione per le tre sottoregioni, dove quella settentrionale potrebbe conoscere una diminuzione dei consumi al –23% (bassi) o un aumento al 24% (alti), mentre la regione orientale, un aumento dal 27 al 130% (con valori maggiori al doppio per Turchia, Cipro, Libano, Palestina e Giordania), la regione meridionale, un aumento dal 21 al 71% (con valori triplicati per Algeria e Libia) .

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