L’unione doganale europea: i malumori di Ankara


Come abbiamo visto, il 1º gennaio 1996 entrò in vigore l’unione doganale tra UE e Turchia (progetto risalente al 1964), presentata come primo passo verso l’integrazione di Ankara, come strumento per avvicinarla alle prassi economiche comunitarie e divenuta il limbo nel quale sembra essere confinata a tempo indeterminato.
All’interno di questa cornice la Turchia ha compiuto sforzi, non solo economici ma anche politici, per essere accettata come membro dell’Unione, quali l’abolizione della pena di morte e le modifiche apportate alla propria costituzione . Oltre a questa condizione, certamente scomoda per Ankara, bisogna aggiungere che l’unione doganale danneggia l’economia turca quando questa non è applicata, o lo è solo parzialmente, ai settori dei servizi, ai prodotti agricoli, al carbone, all’acciaio ed al tessile che sommati, compongono circa la metà della produzione economica turca .
L’Unione applica, quindi, misure di protezionismo unilaterale verso le esportazioni turche e, forse grazie anche a queste, è riuscita ad assicurarsi un surplus commerciale nella propria bilancia dei pagamenti, per di più crescente; si pensi che il deficit turco nelle relazioni bilaterali è passato da 7,1 miliardi di euro nel 2004 a 8,4 già nel 2006 . Sinora Ankara sembra sopportare tale esborso, come “dazio” per il suo percorso verso l’integrazione , ma visto il tentennante andamento dell’economia comunitaria degli ultimi anni, che ha risentito fortemente della pesante crisi economica ancora in corso, c’è da chiedersi per quanto tempo la Turchia sia ancora disposta ad accettare che sia Bruxelles a determinare la propria politica economica. In qualità di non membro dell’Unione infatti, Ankara non ha alcuna possibilità di discutere le politiche commerciali comunitarie, che però deve rispettare in qualità di membro dell’unione doganale; si guardi, ad esempio, al 2005 quando la Ue impose l’interruzione delle importazioni tessili dalla Cina – dalla quale la Turchia importa gran parte delle materie prime per le proprie industrie tessili – ed anche Ankara dovette sottomottersi a tale diktat, penalizzando le proprie aziende che fermarono la produzione per settimane .
Dal punto di vista politico, l’unione doganale rappresenta, di fatto, un’adesione parziale ed asimmetrica della Turchia all’Unione , rimanendo così quello di Ankara – non casualmente – l’unico caso di paese che apre le proprie dogane e delega una prerogativa sovrana alla Ue senza prima esserne parte.

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